Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

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CHIESA DI SAN DAMIANO

CHIESA DI SAN DAMIANO

A  mezza costa, tra la pianura e la collina di Assisi, è il Santuario francescano di San Damiano. Lo si raggiunge scendendo da Assisi o salendo dalla Porziuncola, con il desiderio di sostare nella pace, e vi si respira tutta l'atmosfera del francescanesimo primitivo.
A San Damiano nessuno ricerca preziose opere d'arte. I rari affreschi che ornano alcune pareti, dentro e fuori la chiesa, vengono frettolosamente sorvolati. Il "pellegrino" va direttamente ai "luoghi" sacri, e accetta, con devota compunzione, la semplicità eloquente delle pareti nude, degli impiantiti sconnessi, delle scure travi di legno.
La storia della chiesa di San Damiano è a tutti nota. Costruita, forse, nel secolo IX, se ne ha una prima notizia nel 1030. Ai tempi di Francesco, l'edificio era una di quelle chiesine solitarie e fatiscenti che si trovavano - e tuttora si trovano - così frequenti nei dintorni di Assisi.
Intorno al 1206, il giovane Francesco, riavutosi da una grave malattia, si ritirò a pregare nel vecchio oratorio di San Damiano, per cercare una risposta alla sua ansia di "volontario di Dio". Prostrato supplice e devoto davanti ad un Crocifisso (attualmente conservato nella basilica di Santa Chiara), dalle labbra di quel dipinto bizantino sentì uscire una dolcissima voce: "Francesco, va' e ripara la mia casa che, come vedi, minaccia rovina". Il giovane tremebondo si riempì di stupore, perdendo quasi completamente i sensi; ma immediatamente si dispose all'obbedienza, tutto concentrato in quel comando!
La storia di questo sacro edificio è essenzialmente legata alla lunga dimora che vi fecero Santa Chiara (dal 1211 al 1253) e le sue prime "Povere Dame", più che agli sporadici ritorni di San Francesco.
Questi tornò ad insediarvi Chiara, nel 1211 (o 1212); le restò vicino i primi tempi, per fortificare lei e le sue prime compagne, nell'impegno di fedeltà al Cristo Crocifisso. Qui San Francesco sostò a lungo nell'inverno 1225, ormai stimmatizzato, per riposare nella capanna di frasche che le suore gli avevano preparato nell'orto. E in questo luogo egli compose il "Cantico di frate Sole"; cosicché San Damiano, oltre al merito mistico di "culla del secondo Ordine francescano", ha anche quello letterario di "culla della poesia italiana".
L'ultima visita del Santo addotta in questo Santuario, fu quella del 4 ottobre 1226, quando la sua salma, proveniente dalla Porziuncola, sostò brevemente dinanzi alla chiesa, per esser baciata devotamente da Santa Chiara e dalle sue compagne.

Forse già nel sec. XII, la chiesa di San Damiano aveva le proporzioni attuali, e vi era tutto il blocco di edifici che costituiscono la parte propriamente "storica" del Santuario: il coretto di Santa Chiara, la sacrestia, il sepolcreto (ove furono sepolte le prime monache), il dormitorio della Santa, l'infermeria, l'oratorio interno, il giardinetto "del Cantico". Le altre parti furono aggiunte a partire dal sec. XVI.
L'antica facciata della chiesa è stata rimaneggiata nel sec. XVI. Il portico d'ingresso è della stessa epoca.
Prima di entrare nel Santuario, sulla destra della piazzetta, è un piccolo oratorio, recentemente dedicato a tutte le vittime dei campi di concentramento. L'affresco che domina l'altare risale al sec. XIV: rappresenta la Vergine in trono fra i Santi Francesco e Chiara. Sulla volta, dietro San Francesco, è San Rufino martire, vescovo di Assisi; vicino a Santa Chiara è ritratto San Damiano.
Poco prima di accedere al Santuario, a destra sotto il portico, si può ammirare un affresco datato 1510, rappresentante i Santi Chiara, Francesco, Sebastiano e Rocco.
Al Santuario si accede scendendo qualche gradino. Alla destra è la cappellina di San Giacomo, un tempo tale ambiente serviva da abitazione al sacerdote. Si può ancora vedere, al centro del muro di sinistra, in comune con la chiesa, la traccia di una porta di comunicazione; vicino sono i ritratti dei Santi Rocco e Sebastiano. Sulla lunetta in fondo alla cappella, un affresco attribuito a Tiberio d'Assisi (1517) rappresenta la Vergine in maestà attorniata da San Bernardino da Siena, San Girolamo (dal quale il nome della cappella), San Francesco e Santa Chiara. La cappella contigua, nota come cappella del Crocifisso, è dominata dall'imponente Crocifisso di frate Innocenzo da Palermo (1637), posto tra due moderne vetrate raffiguranti San Francesco e Santa Chiara, che evocano il Cantico delle Creature, che la tradizione vuole sia stato composto in questo luogo.
Nella chiesa, a destra dell'entrata, è una apertura cieca circondata da affreschi giotteschi: a detta della tradizione, sarebbe questa la finestra del denaro, dalla quale il giovane Francesco gettò la borsa con le monete, che il sacerdote non aveva voluto accettare. Le figure rappresentano: a destra San Francesco inseguito dal padre, a sinistra, il Prete sbigottito per le minacce fatte a San Francesco, ancora più a sinistra, San Francesco orante dinanzi al Crocifisso, sullo sfondo quella che si ritiene la più antica veduta della città di Assisi.
Poco più avanti, sulla stessa parete, si apre la già citata cappella del Crocifisso, con la mirabile scultura del Redentore, di frate Innocenzo da Palermo (1637).
Rimosso il vecchio altare barocco, che in passato la deturpava, e sostituito con un bell'altarino a cippo, oggi la chiesa è visibile a colpo d'occhio sino al fondo dell'abside, quasi come la videro Francesco e Chiara. Assai fedele è la copia del Crocifisso che parlò a San Francesco, pendente sopra l'altare maggiore, posto sullo stesso luogo dove era il miracoloso originale.
Nella calotta dell'abside è un pregevole dipinto raffigurante la Vergine col Bambino, tra i Santi Rufino e Damiano.
A destra del vecchio coro dei frati si trova l'antico sepolcreto delle monache, dal quale si passa al coro di Santa Chiara. Qui tutto è semplicità; e la veneranda vecchiezza che mostrano i leggii, i sedili e le spalliere, pare che inviti ancora a tendere l'orecchio, come per ascoltare le angeliche voci di sorella Chiara e delle altre sante monache. Di fronte agli stalli del coro, è una bellissima Crocifissione, attribuita al Mesastris, in fondo alla quale si legge la data 1482.
Dal sepolcreto, per un'angusta scaletta, si ascende al giardino di Santa Chiara, dove si coltivano anche oggi - simbolo di modestia, di purità e di amore - il giglio, la mammola, la rosa. E' questo il luogo dove la Santa scendeva a prendere un po' d'aria nelle brevi soste di lavoro e di preghiera. La ristrettezza e l'estrema semplicità di quest'angolo parlano da sé. E' fama che qui, o piuttosto poco appresso - forse sul luogo dell'attuale sacrestia o nell'orto sottostante - sorgesse la povera capannuccia di frasche, nella quale San Francesco, nel 1225, compose gran parte di quel capolavoro della poesia italiana, che è il Cantico delle Creature. Un bellissimo altorilievo raffigurante San Francesco in atto di cantare il Cantico, e una lapide in cui è inciso il canto stesso, completano meravigliosamente il quadro suggestivo di questo sacro luogo.
Salendo pochi altri gradini, si giunge all'oratorio di Santa Chiara. Anche qui, tolti alcuni pregevoli affreschi del sec. XIV, tutto è conservato nella primitiva semplicità francescana.
In fondo all'oratorio, entro un artistico armadio di legno, si conservano il Breviario di Santa Chiara scritto da frate Leone; la Campanella, - di forma originalissima e dal dolcissimo suono - con la quale Santa Chiara chiamava le consorelle alla preghiera e al lavoro; il Tabernacolo di avorio in cui veniva conservata la SS.ma Eucaristia e molte altre preziose reliquie.
Dall'oratorio si passa al dormitorio delle "Povere Dame", con il posto della Santa distinto da un mazzo di fiori; qui Chiara, rallegrata da celesti visioni, morì l'11 agosto 1253.
Tornando ora al vecchio coro dei religiosi e passando per la porticina che immette al pittoresco chiostro del convento, si ammirano, disposti ad angolo, due affreschi del 1507, firmati: Eusebius Perusinus; essi rappresentano, a destra: l'Annunciazione, e, al di sopra, l'Eterno Padre; a sinistra: San Francesco nell'atto di ricevere le Stimmate.
Più avanti, sulla destra, si può godere un'altra visione che impressiona profondamente il visitatore: è il refettorio di Santa Chiara, il quale, dalle vecchie tavole, dal pavimento sconnesso, da ogni cosa, manifesta la sua vetustà. In esso si mostra tuttora - segnato da una piccola croce bianca incastonata nel tavolo - il posto dove soleva sedersi Santa Chiara, quando veniva a consumare il frugale pasto con le altre buone consorelle. In questo refettorio avvenne il miracolo delle croci impresse sul pane, allorché Chiara lo benedisse alla presenza e per ordine di Papa Innocenzo IV; in questo luogo Santa Chiara si raccolse in preghiera e respinse i Saraceni che volevano impadronirsi del monastero; sempre qui avvenne il miracolo dell'olio di cui si trovò pieno il vaso che si sapeva essere vuoto. Gli affreschi sono, probabilmente, di Dono Doni (sec. XVI).
Sopra al convento è l'infermeria, dove santa Chiara operò miracolose guarigioni; vicina è la celletta di Sant'Agnese, trasformata in piccolo oratorio; tanti altri luoghi fanno da cornice a quelli già descritti: spiranti ognuno la più pura e la più santa povertà francescana.


Rapporti tra la Chiesa di San Damiano e San Francesco d'Assisi:

- E' restaurata da San Francesco: I Cel. nn. 8, 18; Leg. maior, cap. 2, n. 1, 7; II Cel., n. 10; Cel. Trattato dei miracoli, nn. 2, 3; Leggenda dei tre compagni, nn. 13, 14, 16, 21; Leg. maior., cap. 1, n. 5; Leggenda perugina, n. 37; Specchio di perfezione, n. 91; Testamento di San Francesco, n. 9; Leggenda di Santa Chiara, n. 10.
- E' custodita da un povero sacerdote: Leggenda dei tre compagni, n. 16.
- Il Crocifisso di San Damiano parla a San Francesco: I Cel., n. 18; II Cel., nn. 10-11; Leg. maior, cap. 1, n. 5; Leg. maior., cap. 2, n. 7; Leggenda perugina, n. 37; Specchio di perfezione, n. 91; Cel., Trattato dei miracoli, n. 3; Leggenda dei tre compagni, nn. 13, 14, 24; Leg. maior, cap. II, n. 1; Leggenda di Santa Chiara, n. 10.
- San Francesco questua l'olio per la lampada di San Damiano: Leggenda dei tre compagni, n. 24; II Cel., n. 13.
- Le pietre di Silvestro per riparare la chiesa di San Damiano: I Fioretti, cap. II; Leggenda dei tre compagni, n. 30.
- San Damiano: ricovero di Santa Chiara e delle Povere Dame: II Cel. n. 204; Leggenda perugina, n. 45; Specchio di perfezione, n. 90; II Cel., n 13; Testamento di San Francesco, n. 30; Leggenda di Santa Chiara, n. 10; Privilegio della Povertà: Bolla di papa Gregorio IX, datata 17 settembre 1228; Regola di Santa Chiara, capp. IV-V; 1426, 2827; Leggenda dei tre compagni, n. 24.
- Francesco vi compone il Cantico di Frate Sole: Leggenda perugina, n. 43; II Cel. n. 213; Specchio di perfezione, n. 100.
- San Damiano e i funerali di San Francesco: I Cel., n. 116; Leg. maior, cap. XV, n. 5.



di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it



 
 



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